"Cyperus Papyrus Linneana": ovvero il papiro, la carta da scrittura utilizzata dagli egizi

30.05.2022

Il Cyperus Papyrus Linneana è una pianta di palude con fusti alti da 2 a 5 metri. È nota soprattutto perché da esso si ricavava una supporto per la scrittura, il "papiro".

Un tempo era una pianta che prosperava molto in Egitto, soprattutto nelle zone acquitrinose del delta del Nilo e nelle paludi dell'Arsinoite e secondo testimonianze antiche, la si poteva trovare anche in Etiopia, Palestina e Babilonia. Nell'Antico Egitto aveva molteplici usi tecnici: il midollo era usato come alimento e fonte di fibre tessili, gli antichi Egizi si nutrivano di papiro crudo, lessato oppure arrosto, mangiandone le radici e bevendone il succo; i fiori per farne ghirlande, il rizoma come combustibile e le parti più robuste, radici e fusto per la creazione di pentole, utensili, calzature e addirittura imbarcazioni. Tuttavia, l'impiego più diffuso lo si ebbe dalla lavorazione del midollo per la produzione della carta, invenzione questa tutta egiziana, supporto per la scrittura conosciuto ancor oggi come "papiro" che gli egizi chiamavano "ouadj".

In epoca faraonica il delta del Nilo, con il suo paesaggio ricco di vita e di colori, costituiva per gli egiziani un'inesauribile fonte di ricchezza agricola, dove il Cyperus Papyrus Linneana fu soprattutto una delle molte piante coltivate fino ad acquisire un'importanza emblematica: di color verde intenso, gli antichi egizi le davano vari nomi: "mehyt" letteralmente pianta delle paludi, "chuty o uady" termini che si riferiscono alla fioritura o al verde, colore associato alla rinascita e alla freschezza.

Le informazioni disponibili su come avvenisse la produzione del papiro sono scarse, senz'ombra di dubbio, la presenza di paludi rendeva la zona del delta del Nilo particolarmente adatta alla coltivazione della pianta e i laboratori di produzione della carta si trovavano nelle vicinanze, perché il fusto andava lavorato fresco. Si ignora in quale stagione dell'anno si procedesse alla coltivazione o alla raccolta, anche se è probabile che avvenisse in primavera o in estate. Il processo di produzione del papiro iniziava dunque nelle paludi, dove il fusto veniva sradicato, senza reciderlo. Secondo alcuni ricercatori, il termine che è all'origine della denominazione odierna, papiro, risalirebbe all'espressione pa-en-per-aa , che significa "faraonico" o "ciò che appartiene al re". Rimanderebbe quindi all'utilizzo di tale pianta nella produzione della prima forma di carta conosciuta nell'antichità, un'attività che generava notevoli profitti ed era perciò monopolio del faraone. Le dimensioni dei fogli di papiro variavano a seconda delle epoche, durante il medio Regno il foglio standard era largo tra i 38 e i 42 centimetri ed era alto tra i 42 e i 48. Dal canto loro, gli scribi o scrittori di quel tempo, non usavano fogli separati, bensì rotoli che svolgevano sulle ginocchia mentre scrivevano, sostenendoli con la mano sinistra. Poiché di solito si scriveva da destra a sinistra, questa era considerata la posizione migliore. Ogni rotolo era formato da un totale di 20 fogli, che venivano sovrapposti per alcuni centimetri da uno a tre lungo il bordo laterale, e quindi incollati con un composto di acqua e farina.

In genere si scriveva sulla faccia con le fibre orizzontali ma, dati gli alti costi del supporto e la facilità di conservazione, molti dei papiri venivano utilizzati anche sul retro. Come supporto scrittorio, il papiro offriva evidenti vantaggi. Leggero e resistente, si adattava a qualsiasi tipo di testo, il che gli consentì di essere usato non solo in Egitto ma anche in Grecia, durante l'Impero Romano e in epoca islamica. Tuttavia, la sua produzione era costosa e limitata. Per questo finì per essere sostituito con materiali più economici e accessibili, come la pergamena e, soprattutto, la carta, prodotta a partire da altre fibre vegetali con un procedimento d'invenzione cinese.

Alcune sculture nelle tombe di alti funzionari dimostrano che i fusti di papiro, una volta raccolti, venivano legati in fasci e portati nei laboratori. Qui veniva rimossa la corteccia dal fusto e il midollo era tagliato in strisce sottili, larghe tra uno e tre centimetri, le quali venivano poi allineate verticalmente fino a formare uno strato rettangolare. Quindi si componeva un altro strato con le stesse caratteristiche, che veniva collocato perpendicolarmente al primo. In tal modo, una delle facce aveva le fibre disposte in verticale e l'altra in orizzontale. Per compattare i due strati, venivano percossi con un martelletto o pressati tra due pietre per vari giorni. Erano i succhi rilasciati naturalmente dalla pianta a mantenerli uniti: questo spiega perché i fusti dovevano essere teneri al momento della lavorazione. I fogli di papiro erano normalmente costituiti solo da due strati, ma ne sono stati ritrovati esemplari anche con tre. L'ultima fase del processo consisteva nel levigare la superficie con un peso e ritagliarne i bordi. In considerazione dei bassorilievi faraonici, i fogli inizialmente erano di una tonalità color avorio, molto chiara, e solo con il tempo acquisivano il caratteristico colorito giallognolo.

Gli strumenti utilizzati per la scrittura vera e propria sui papiri variavano a seconda del materiale su cui si doveva scrivere, non c'era solo la carta ma spesso si scriveva anche su materiale come metallo, pietra e osso dove, invece dell'inchiostro, si poteva incidere a rilievo o a sgraffio tramite degli appositi arnesi appuntiti. Sulla terracotta, sui mattoni, sull'intonaco e sul legno, oltre che incidere, si poteva dipingere ad inchiostro con il pennello oppure scrivere con il calamo. Sul papiro, sui cocci di ceramica e sulla carta pergamena si scriveva esclusivamente con inchiostro. Per avere idea di come si scriveva sui papiri e come poteva essere strutturata un'antica penna, basti pensare che per gli egizi lo strumento di scrittura, era costituito da un esile giunco la cui estremità era tagliata in maniera appuntita e poi masticata, così da ottenere un pennellino molto sottile. Con questo semplice metodo gli Egizi produssero dei veri e propri capolavori di scrittura.

Per quanto riguarda l'inchiostro usato dagli Egizi sulla carta di papiro, era a base di nerofumo, gomma arabica e acqua, molto resistente. Successivamente vennero sperimentate composizioni metalliche a base di noce di galla e solfato di rame o ferro, ma soggetti ad alterazioni chimiche e corrosivi. A questa base si aggiungevano anche dei pigmenti per variare il colore ed è così che si ornavano molti manoscritti antichi, con inchiostro rosso, per miniare le lettere iniziali o per colorare dei fregi. (wikipedia)


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A cura di Giuseppe Giarnera



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