Donne scrittrici: tra un passato di emarginazione ad un presente di riconoscimenti

11.05.2022

Recenti studi condotti da società specializzate sull'abilità e capacità di scrittura di uomini e donne, hanno evidenziato dei risultati interessanti. Sono state analizzate alcune aree che riguardano lo sviluppo della trama, l'uso dei pronomi, la linearità dei periodi e la caratterizzazione dei personaggi. Tra gli aspetti più interessanti emersi dallo studio è che le donne spendono molto più tempo nello sviluppo dei personaggi. Inoltre, si prodigano e sono più propense a scrivere nei loro romanzi, di persone, più che di fatti o avvenimenti.

Nell'elaborazione dei testi poi, preferiscono lunghe frasi descrittive. Infatti, dallo studio emerge, che le donne durante la stesura, dedicano l'81% del loro tempo alla caratterizzazione dei personaggi, contro il 46% utilizzato dagli uomini. Gli uomini dedicano quindi la metà del tempo rispetto alle donne nella caratterizzazione dei personaggi. Se invece vogliamo analizzare la natura delle storie troviamo una percentuale identica, del 51%, se si parla della frequenza con cui questi scrittori sono inclini a parlare di sé stessi (autobiografie), o di trattare delle vite di altre persone, reali o immaginarie. Questo confronto può essere anche considerato irrilevante, ma cosa poteva servire nel passato per eliminare la convinzione secondo cui la letteratura fosse  una materia prettamente maschile e che oggi fortunatamente non è più cosi . Alcune grandi scrittrici del passato, infatti, si videro costrette a utilizzare pseudonimi maschili per le loro pubblicazioni, per timore che le loro opere potessero soffrire problemi di vendita e prestigio. Un esempio fu Madame de La Fayette scrittrice e biografa francese. Il suo titolo nobiliare di contessa la obbligò a ideare uno pseudonimo per i suoi romanzi, poiché era giudicato sconveniente per una donna del suo rango praticare l'arte della scrittura. La sua opera più importante fu "La principessa di Clèves" scritto nel 1678, considerato da molti un capolavoro, il capostipite dei moderni romanzi psicologici francesi. Ricordiamo Mary Anne Evans scrittrice britannica, adottò il suo noto pseudonimo maschile George Eliot fin dalla sua prima opera narrativa "Scenes of Clerical Life, scritto nel 1857. L'autrice credeva che un nome maschile avrebbe scoraggiato gli stereotipi femminili dell'epoca. La famosissima Joanne Rowling autrice della saga di romanzi di "Harry Potter" si firma con lo pseudonimo di J. K. Rowling in cui "K" sta per Kathleen, nome della nonna paterna.

Nel Settecento le donne scrivevano prevalentemente per loro stesse, di nascosto, privatamente, e solo alla fine dell'Ottocento escono allo scoperto imponendosi nel mercato editoriale. Dopo secoli di esclusione, la donna inizia il suo percorso di conquista di un piccolo, ma determinante spazio nella letteratura. Questo tipo di carriera, non ancora normalizzata per una donna, porta la scrittrice che vuole affermarsi a trasgredire alle regole della società ed alla tradizione. Le scrittrici, infatti, sono costrette a combattere contro censure e pregiudizi, conseguenze di un passato che discriminava il sesso femminile, escludendolo da ogni forma di partecipazione sociale e collettiva. Riconosciuta la propria vocazione artistica, queste scrittrici affermano di essere diverse dalle altre donne, perché capaci di contare su di sé, di avere una sensibilità fuori dal comune. La scrittura diventa così capacità di osservazione ed analisi, strettamente legata alla solitudine, al privato. La scrittura femminile costituisce un settore preciso nel vasto mondo della letteratura, interessante in quanto qualificabile autonomamente. Voraci lettrici si immergono nella lettura di romanzi, novelle, riviste e in queste vi proiettano emozioni, invano cercate, dove la loro fantasia vi trova appagamento. Come per le donne che scrivevano durante i secoli del silenzio femminile, al centro della narrazione resta l'amore, la vita domestica e l'esperienza personale. La scrittura è, quindi, espressione spontanea, immediata ed allo stesso tempo rappresentazione del proprio io, narrazione privata. La scrittura sembra seguire un desiderio incontrollabile di parlare, denunciare, esprimersi, un desiderio irrefrenabile che va oltre la volontà ed i propositi della scrittrice. Nella scrittura femminile esistono dei generi ben precisi come il romanzo rosa, il romanzo sentimentale, la poesia, all'interno dei quali è riconoscibile anche uno "stile della scrittura femminile" con caratteristiche ben precise. Potremo parlare quindi di stile individuale per ogni scrittrice, ma con caratteri universali, come vivacità esteriore, originalità, forza espressiva, mostrate attraverso un vero e proprio "linguaggio femminile". Le scrittrici per riuscire ad esprimere tutto il loro mondo sono costrette ad utilizzare il linguaggio della tradizione. La lingua codificata dal maschio, non riconoscendovi, cercano di adattarla alle proprie esigenze, prestando attenzione alle singole parole, creando neologismi, caricandola di espressività. La condizione storica, sociale e soprattutto biologica, una condizione sessuale caratterizzata in primo luogo dalla maternità, permette alla donna di incentrare sul corpo le proprie esperienze. La scrittrice prova ad esprimere sensazioni fisiche legando la scrittura al corpo che entra nel linguaggio delle donne non solo come tema, ma anche come percezione: la lingua utilizzata non si limita ad esprimere idee, ma evoca gesti, emozioni, il linguaggio stesso della fisicità. Le donne parlano di emozioni e di sentimenti attraverso il linguaggio del corpo: l'arrossire, il comparire di un sorriso sono la corrispondenza tra il dentro e fuori, tra emozioni e apparenza. Nei loro testi spesso vengono rappresentati caratteristiche femminili, comportamenti, destini possibili con cui di volta in volta confrontarsi, identificarsi, differenziarsi.

Lettura consigliata   La violenza contro le donne. Storia di un'identità negata


A cura di Giuseppe Giarnera