Il carattere tipografico delle case editrici: un segno distintivo

03.05.2022

Quasi tutti i libri italiani sono stampati in Garamond, anzi, per meglio dire, in Simoncini Garamond, un carattere tipografico disegnato nel Cinquecento da un tipografo francese Claude Garamond e successivamente modificato in parte nel 1958 da un altro tipografo questa volta bolognese, Francesco Simoncini. Il tema dei caratteri tipografici e talmente ampio, le differenze così sottili e invisibili ai non esperti, che semplificarlo è rischioso, ma sostanzialmente si può dire che l'interno dei libri italiani e dei libri in generale è molto simile a com'era cinquecento anni fa. Una recente indagine condotta da alcuni esperti, ha rilevato che il carattere Simoncini Garamond è utilizzato dalle case editrici Bompiani, Sellerio, Feltrinelli, Salari, Longanesi, Guanda, il Saggiatore, nottetempo, e Iperborea. Il carattere dei libri Einaudi, invece, si chiama Einaudi Garamond, perché fu commissionato da Giulio Einaudi nel 1956 a Francesco Simoncini, ma in realtà è un Simoncini Garamond con inconsueti e vezzosi accenti acuti sulle «i» e sulle «e» anche se normalmente sono accenti gravi. La Narrativa italiana e straniera di Mondadori è in Palatino, che assomiglia al Garamond, alcuni lo chiamano il «Garamond tedesco» ma ha il vuoto dentro le lettere leggermente più grande, e le ascendenti e le discendenti, cioè le stanghette delle «b» e delle «p» leggermente più corte.

Il Simoncini Garamond, insomma, si è imposto come carattere standard. L'unica eccezione rilevante sembra essere la casa editrice Adelphi, che ha scelto come font dei suoi trattati il Baskerville, che fu disegnato nel 1757 da John Baskerville, più moderno e più contrastato del Garamond. Un altro carattere moderno importante per l'editoria italiana è il Pastonchi, fatto disegnare per la collana dei Classici Italiani da Mondadori negli anni Venti. I caratteri tipografici sono elementi fondamentali per l'editoria, l'elemento base per la comunicazione stampata, come i mattoni per l'architettura o le note per la musica. Tutti li vedono, ma raramente qualcuno li guarda e ci presta attenzione. Eppure, rappresentano letteralmente il carattere di un testo e la faccia di un libro. In inglese, infatti si dice type-face, mentre il termine font deriva dal francese medievale fonte, che significa «fuso». Il riferimento è alla macchina a caratteri mobili inventata da Johannes Gutenberg nel 1454, che ricavava i caratteri, appunto, dalla fusione del metallo.

E gli scrittori italiani, che font utilizzano per le loro opere? Alessandro Baricco, il Garamond; Valeria Parrella, il Times new roman; Paolo Cognetti, il Baskerville e il Century; Paolo Nori, il Times new roman e America typewriter; Antonella Lattanzi, il Garamond; Nicola Lagioia, il Times new romans; Marco Missiroli, il Garamond. (fonte: A proposito di libri)

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A cura di Giuseppe Giarnera